Negli ultimi anni (il primo studio è Australiano del 1997) è emerso un nuovo parametro: l’Insulin Index (Indice Insulinico), un valore che analizza come gli alimenti possono alterare l’Insulina circolante (insulinemia) e non il glucosio (glicemia).
Perché esaminare l’insulinemia e non la glicemia?
L’insulina è l’ormone deputato alla crescita e al “nutrimento” vero e proprio dei tessuti insulino-dipendenti, cioè muscolo scheletrico, muscolo cardiaco, e tessuto adiposo, ovvero gli organi bersaglio che subiscono la sua azione diretta.
Non ha il solo compito di abbassare la glicemia; è responsabile del trasporto di glucosio, amminoacidi, grassi, acidi nucleici, verso i suoi tessuti bersaglio, favorendo vari processi come la sintesi proteica e lo stoccaggio di riserve di carboidrati e lipidi.
Se i livelli circolanti di insulina sono però spropositati, ecco che ciò si correla ad infiammazione silente diffusa nell’organismo, con conseguente predisposizione a malattie cardiovascolari, obesità, ipertensione arteriosa, alterazioni immunitarie, diabete, dislipidemie, dermatiti, allergie, fibromialgia e altro ancora.
L’indice insulinico permette di valutare se un qualsiasi alimento, non necessariamente un carboidrato, sia in grado di provocare una risposta insulinica bassa, elevata o moderata.